LibertàEguale

Autonomia strategica europea, ma non equidistante

China's President Xi Jinping, his French counterpart Emmanuel Macron and European Commission President Ursula von de Leyen meet for a working session in Beijing, China April 6, 2023. Ludovic Marin/Pool via REUTERS

di Alberto Colombelli

 

In qualsiasi analisi sul contesto internazionale oggi c’è un dato di fatto di fondo da cui non si può prescindere: la Cina non è neutrale nellaggressione della Russia allUcraina.

Questo anche dopo la cordiale telefonata del Presidente cinese Xi Jinping al Presidente ucraino Volodymyr Zelens’kyj dei giorni scorsi: da troppo tempo annunciata in Occidente e arrivata comunque con notevole ritardo rispetto ad interi mesi dedicati a relazioni cinesi molto strette con la Russia di Vladimir Putin che ne hanno anche rafforzato i reciproci rapporti commerciali offrendo opportunità alternative a Mosca di fronte alle sanzioni occidentali, senza peraltro aver aperto alcuna prospettiva concreta su cui alimentare presunte aspettative di mediazioni nel conflitto.

E poi soprattutto c’è una questione che in Occidente continua ad essere ampiamente trascurata: la Cina sta continuando a promuovere e rafforzare sempre più l’Organizzazione per la Cooperazione di Shanghai (SCO), vera e propria organizzazione di autarchi e di democrazie in declino che si contrappone alla NATO.

Oggi gli Stati già aderenti alla SCO sono Cina, Russia, India, Iran, Pakistan, Kazakistan, Kirghizistan, Tagikistan e Uzbekistan.

Dopo la pace cinese” tra Iran e Arabia Saudita sancita a Pechino nei mesi scorsi ne è scaturita recentemente anche la richiesta di Riyad di entrare nella SCO, decisione che ridefinisce i suoi rapporti con gli USA e anche lintero impianto strategico del settore Oil & Gas a livello globale.

La SCO è un’organizzazione che già include Paesi che rappresentano oltre la metà della popolazione mondiale, guidata da autarchie (la retorica dellIndia quale più grande democrazia del mondo richiede una sua rivisitazione di fronte al governo di Narendra Modi, sempre più autarchico, nazionalista, con una forte matrice ideologico-religiosa induista decisamente ostile alle minoranze soprattutto musulmane e ad ogni avversario politico) con ambizioni egemoniche sempre più rivendicate su scala mondiale e regionale.

Non ci può essere analisi geopolitica che non parta da questo contesto, perché NATO e SCO già rappresentano due blocchi che si contrappongono soprattutto per valori e cultura di fondo.

Certamente serve un dialogo aperto tra i due sistemi che tali organizzazioni rappresentano ma non si possono assumere atteggiamenti ambigui e senza assunzione di una diretta responsabilità e comportamenti conseguenti da parte dei principali attori internazionali.

E per quanto direttamente ci riguarda lappartenenza allUnione europea non può spingere da un lato a promuoverne una sua autonomia strategica (necessaria) e dallaltro a scaricargli responsabilità scomode per salvaguardare propri interessi economici a livello nazionale (inopportuno e opportunistico).

Questa ultima considerazione con specifico riferimento alle modalità con cui è stata gestita la tanto discussa congiunta recente visita del Presidente francese Emmanuel Macron e della Presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen a Pechino, descritta già in fase di sua presentazione come fondata sulla loro interpretazione rispettivamente del ruolo di “poliziotto buono” e di “poliziotta cattiva”, quando in realtà l’obiettivo strategico di tale missione doveva essere uno solo: fermare Putin e perseguire la pace in Ucraina.

A tale proposito c’è un Position Paper cinese, articolato in dodici punti, anche questo in Occidente ampiamente confuso proprio con un piano di pace.

In realtà al suo primo punto indica solo che per salvaguardare gli equilibri globali la priorità è che non ci debbano essere interferenze nelle questioni interne di un Paese: in chiave cinese significa che su Taiwan nessuno debba interferire perché è una questione interna loro, così come quella Ucraina lo sarebbe per la Russia.

Un Position Paper in cui i regimi richiedono solo di non essere disturbati nelle loro visioni egemoniche.

Letture che in Occidente già sono state molto assecondate, vedi in Georgia (2008) e Crimea (2014) le azioni da parte della Russia, conducendo a continue progressive escalation.

Nonostante questo ancora c’è chi si confonde e chi interpreta continuando ad assecondare.

Così, come scrive Vittorio Emanuele Parsi, le parole di Emmanuel Macron sull’aereo che lo riportava in patria dal suo viaggio a Pechino – quando ha parlato della necessità di autonomia strategica per unEuropa che non voglia essere vassalla né di Washington né di Pechino – in tale contesto “sollevano più di una perplessità. Non certo per la sacrosanta esigenza di una autonomia strategica europea. Ma per il fatto che teorizzarla in assenza di capacità effettive, nel bel mezzo della guerra in Europa e con la prospettiva che Pechino replichi a Taiwan quanto Mosca sta facendo da un anno in Ucraina, appare più che altro un sintomo di pericolosa confusione strategica. Senza la copertura e il massiccio sostegno degli Stati Uniti, la ferma posizione assunta dallUe nei confronti dellinvasione russa, in ottemperanza ai propri princìpi e ai propri statuti, semplicemente, sarebbe stata impossibile o velleitaria. È nella saldezza della relazione transatlantica che lUnione ripone ancora la sua sicurezza nei confronti della minaccia esistenziale avanzata dalla Russia di Putin. (…) La teoria di Macron sullautonomia strategica dellUnione Europea come forza indipendente dagli Stati Uniti è molto gradita a Xi Jinping e alla Cina, e i funzionari cinesi la enfatizzano spesso parlando con i rappresentanti dei paesi europei. La convinzione della Cina è che un Occidente non unito sia più debole e possa quindi favorire unascesa della Cina stessa e aumentare la sua influenza nei rapporti internazionali.” (Vittorio Emanuele Parsi, Professore ordinario di relazioni internazionali presso la facoltà di Scienze politiche e sociali dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, Il Foglio, 12 aprile 2023)

Le voci in tal senso sono state diverse, tra queste quella di Lia Quartapelle:

Il tempismo con cui Macron ha pronunciato quelle parole, di ritorno dalla Cina e con in corso gli esercizi militari cinesi di accerchiamento dellisola di Taiwan rischia di essere molto maldestro e di essere letto come un lasciapassare alla Cina su Taiwan.” (Lia Quartapelle, Vicepresidente Commissione Affari esteri e comunitari della Camera dei deputati, Partito Democratico, 11 aprile 2023)

Reazioni molto critiche in Unione europea, come indicato da David Carretta:

Se Emmanuel Macron voleva provocare una scossa per spingere lUnione europea ad allontanarsi dagli Stati Uniti, ha ottenuto leffetto contrario. Lintervista a Politico.eu e a Les Echos, con la quale ha lanciato un appello a non essere followers” di Washington promuovendo lUe come terzo polo” nel conflitto geopolitico tra Stati Uniti e Cina, è stata accolta da una pioggia di critiche in Europa. Da Varsavia a Berlino, dai Paesi Bassi ai Baltici, le parole di Macron sono state contestate per contenuto, tempistica e forma. (…) Il resto dEuropa ha una concezione molto diversa di cosa debba essere lautonomia strategica. Se per Macron è lo strumento per disaccoppiarsi dagli Stati Uniti, gli altri vogliono lavorare con Washington per rispondere al blocco autoritario Cina-Russia.” (David Carretta, Il Foglio, 13 aprile 2023)

Nel considerare queste valutazioni il punto fondamentale è comprendere che non è questione di assumere una posizione pro o contro qualcuno. Fuori dai personalismi, dall’apprezzamento e dalla stima verso i singoli protagonisti, serve unanalisi di contesto e “comprendere la natura e lestrema pericolosità del contesto geopolitico.” (Laure Mandeville, Le Figaro, 14 aprile 2023).

Nessuno mette in discussione la necessità dellautonomia strategica europea, di cui proprio a Macron viene riconosciuto il merito di averla promossa da tempo, tanto meno da parte mia che lho sempre sostenuta.

Qui però pesa il fatto che, visti gli sviluppi e gli esiti dell’incontro di Pechino, si alimenta il dubbio, se non il sospetto, che Macron abbia invitato von der Leyen a questa visita proprio per liberarsi, affidandole a lei, argomentazioni scomode verso Xi e allo stesso tempo utilizzando il tema della autonomia strategica europea strumentalmente per affermare agli occhi di chi lo riceveva una sua volontà di equidistanza rispetto a USA e Cina.

Con l’aggravante di apparire tutto a lui funzionale in quel contesto per promuovere affari economici tra Cina e Francia, dalla quale si era non casualmente portato nelloccasione una ampia delegazione di rappresentanti di aziende commerciali e industriali (in questo, bisogna dirlo, come d’altra parte hanno fatto tutti gli altri leader nazionali europei e non solo di questi tempi, dal Presidente del governo di Spagna Pedro Sánchez al Cancelliere tedesco Olaf Scholz fino al Presidente del Brasile Lula da Silva).

La posta in gioco tra democrazie e autocrazie è determinante in questi giorni per scrivere il nostro futuro, lautonomia strategica Ue (prioritaria) non richiede necessariamente di essere equidistanti tra il mondo democratico e un sistema delle autocrazie che si sta consolidando nella SCO, di cui in Occidente continuiamo colpevolmente a trascurare lesistenza.

Anzi, chiede tutt’altro, in difesa di democrazia liberale e stato di diritto.

Questo è il punto.

Uno scenario che per la sua rilevanza merita non equivoci, ambiguità o letture superficiali ma approfondimenti e conoscenza, consapevolezza e comportamenti conseguenti, coerenza e visione.

Sicuramente la diplomazia e il dialogo tra le parti sono fondamentali.

Devono tuttavia avvenire senza equivoci o limiti di chiarezza sul fronte degli obiettivi.

Così certi argomenti di assoluta priorità non devono mai essere utilizzati strumentalmente di fronte a certi interlocutori.

C’è un limite alla realpolitik di fronte ai quali da leader europei ci si deve fermare.

Diversamente, dispiace dirlo, non si è tali fino in fondo.

E Macron – per lalto livello delle sue proposte europeiste, per quanto ha saputo offrire per la tenuta dell’Unione europea e per il suo rilancio in questa legislatura Ue di fronte a scenari senza precedenti – ha una responsabilità ancora maggiore di ogni altro.

Perché le aspettative nei suoi confronti sono sempre alte.

Perché si deve assolutamente poter continuare a contare di lui.

Perché il suo recente isolarsi in Francia e in Europa dispiace e ancor di più preoccupa chi ha trovato in questi anni profonda ispirazione dalla visione europeista con cui si era proposto per una Ue finalmente più politica e più democratica e può essere assolutamente decisivo sul risultato delle prossime elezioni europee, con il rischio di consegnare anche il Parlamento europeo ad una nuova maggioranza di destra guidata dall’inedito sempre più incombente asse tra il PPE e il Partito dei Conservatori e dei Riformisti Europei (ECR).

Lascia un commento

L'indirizzo mail non verrà reso pubblico. I campi richiesti sono segnati con *