LibertàEguale

Davvero la riforma fiscale merita uno sciopero generale?

LUIGI SBARRA CISL MAURIZIO LANDINI CGIL PIERPAOLO BOMBARDIERI UIL

di Luigi Marattin

Cgil e Uil hanno proclamato uno sciopero generale – per la prima volta dopo 7 anni – per protestare soprattutto contro il primo modulo della riforma fiscale: l’utilizzo di 8 miliardi all’anno per cominciare a rendere il nostro fisco più leggero e più semplice.
Proviamo a capire un po’ meglio. Al solito, dati alla mano.
1) I sindacati chiedevano che tutti gli 8 miliardi andassero all’Irpef
7 miliardi su 8 (87,5%) sono stati destinati all’Irpef: un solo miliardo all’IRAP, per eliminare l’imposta a circa un milione di piccoli contribuenti (autonomi, ditte individuali, persone fisiche).
Buona parte della maggioranza di governo chiedeva di destinare all’IRAP almeno 3 miliardi, ma questa richiesta non è stata accolta.
2) I sindacati chiedevano che le risorse destinate all’Irpef venissero destinate interamente a lavoratori dipendenti e pensionati
Il 95% delle risorse Irpef (6,6 miliardi su 7) vengono destinate a lavoratori dipendenti e pensionati.
3) I sindacati chiedevano che tutte le risorse fossero destinate ai primi tre scaglioni di reddito
Il 90% delle risorse Irpef viene destinato ai primi tre scaglioni di reddito, cioè i contribuenti sotto i 55 mila euro annui.
4) E in particolare al primo scaglione?
Al primo scaglione (i contribuenti sotto i 15 mila euro annui) vengono destinate il 16% delle risorse.
5) Non è un po’ poco?
Nel primo scaglione ci sono circa 17 milioni di contribuenti.
Di questi, 10 milioni non pagano neanche un euro di Irpef.
E tutti e 17, mediamente, pagano 27,78 euro al mese.
6) Ah, ho capito. E non c’era un altro modo per aumentare comunque le loro buste paga?
Si, e lo hanno proposto i sindacati. E cioè agire non (solo) sul cuneo fiscale (cioè l’Irpef, su cui come abbiamo visto non c’era più tanto spazio disponibile), bensì sul cuneo contributivo: cioè ridurre i contributi obbligatori che vengono trattenuti ogni mese sulle buste paga dei lavoratori, in modo da incrementare lo stipendio netto.
7) E il governo e la maggioranza che hanno detto?
Che va bene.
Si è deciso di impiegare per il 2022 un ulteriore miliardo e mezzo per ridurre dal 9,19% al 8,39% il cuneo contributivo per i lavoratori a basso reddito.
A cui ovviamente si sommeranno i benefici derivanti dalla riduzione dell’Irpef.
8) Landini dice oggi che non è giusto che chi guadagna 20 mila euro riceva 100 euro e chi ne guadagna 60mila ne riceva oltre 600. Sono giuste queste cifre?
No, sembra proprio di no.
Dalle uniche tabelle che considerano, correttamente, non solo il beneficio derivante dalla riduzione delle aliquote ma anche quello dall’aumento delle detrazioni (Il Sole 24 Ore, 4 dicembre) vediamo che chi guadagna fino a 20.000 euro avrà un beneficio medio annuo di 193 euro, mentre chi ne guadagna 60.000 uno di 559,8.
9) Vabbè, ma allora ha comunque ragione Landini! Chi guadagna di più prende più vantaggi!
No, perché i vantaggi fiscali non si misurano in valore assoluto: una stessa riduzione di tasse di 10 euro non impatta allo stesso modo su chi ne pagava 20 ( = beneficio del 50%) e su chi ne pagava 1.000 ( = beneficio del 1%).
10) Ah giusto, e allora come sono i veri benefici?
Un lavoratore dipendente che guadagna 20.000 avrà un beneficio di circa il 25%.
Chi ne guadagna 60.000, di circa il 3%.
11) Vabbè ho capito… ma non è comunque sempre giusto ridurre le tasse solo ai “più poveri”?
No, per niente. Anche se, lo riconosco, suona molto bene come slogan.
Ma i dati ufficiali (Fonte: Dipartimento Finanze, Mef) ci dicono che i veri tartassati delle nostra Irpef sono altri:
i 2,3 milioni di contribuenti Irpef che guadagnano più di 50.000 euro annui ( = poco più di 2.000 euro netti al mese, e oltre) sopportano da soli il 42% di tutta l’Irpef italiana ( = imposta netta, al netto del bonus Renzi).
12) Cioè scusa… quelli che guadagnano più di 2mila euro netti al mese pagano a momenti quasi la metà dell’Irpef?
Esatto.
In realtà è pure peggio di così, perché gli ultimi dati disponibili si riferiscono al 2019, quando non era ancora entrato in vigore l’allargamento del bonus Renzi.
Che aveva ulteriormente alleggerito il carico fiscale effettivo sulle fasce dai 28 ai 40 mila euro annui, lasciandolo inalterato per coloro che ne guadagnano 50.000 o più.
Nell’immaginario collettivo di qualcuno, dipinti come ricchi nababbi privilegiati.
13) Ma in questa legge di bilancio ci sono altre manovre per i più deboli?
Si.
L’introduzione dell’assegno unico universale, oltre a razionalizzare e semplificare il sistema, incrementa di 6 miliardi all’anno il sostegno alle famiglie.
Viene distribuito sulla base dell’Isee ( = indicatore di reddito e patrimonio), e non solo sul reddito (come i vantaggi Irpef), ma per come è disegnato andrà ovviamente soprattutto a vantaggio delle fasce deboli.
14) Quindi fammi capire… è giusto lo sciopero?
Non spetta alla politica dire se uno sciopero è giusto o ingiusto. Lo sciopero è un diritto costituzionale che va rispettato, se esercitato entro i limiti prescritti dalla legge.
Poi certo, ogni lavoratore dovrà valutare la situazione con la propria testa.

E sulla base dei numeri, che sono meno sexy degli slogan, ma aiutano di più a fare la cosa giusta.

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