LibertàEguale

Il fascismo reale della Russia minaccia il resto dell’Europa

di Alessandro Maran

 

Venerdì scorso, su la Repubblica, Fernando Gentilini ha riletto un classico della letteratura europea: «C’era una volta un’ “epoca d’oro della sicurezza” in cui “tutto sembrava fondato sulla durata e la perennità”, un mondo dove “nessuno credeva alla guerra” e dove “pareva impossibile ogni forma di estremismo o violenza”. Bastano poche parole dal capitolo iniziale a dimostrare come ‘Il mondo di ieri’ di Stefan Zweig, pubblicato in piena Seconda guerra mondiale, rifletta lo stato d’animo dell’Europa di oggi. Dove ogni giorno che passa, a leggere i giornali, seguire i notiziari o anche solo a parlare con i vicini, ci si rende conto di aver perso per strada quel continente pacifico, sicuro e capace di tenerci al riparo dai mali del mondo cui ci eravamo abituati» ( https://www.repubblica.it/cultura/2024/04/25/news/gentilini_fine_sogno_europa_sicura_stefan_zweig-422730064/).
Scritto negli anni dell’esilio e pubblicato postumo nel 1942 a Stoccolma, “Il mondo di ieri” è l’opera più nota di Stefan Zweig, il ritratto incantato di un’epoca definitivamente scomparsa, un’intensa e struggente rievocazione di quella Felix Austria che tanto condizionò l’intera cultura europea ( https://www.garzanti.it/…/stefan-zweig-il-mondo-di…/). «Se tento di trovare – scrive Zweig – una formula comoda per definire quel tempo che precedette la prima guerra mondiale, il tempo in cui son cresciuto, credo di essere il più conciso possibile dicendo: fu l’età d’oro della sicurezza. Nella nostra monarchia austriaca quasi millenaria tutto pareva duraturo e lo Stato medesimo appariva il garante supremo di tale continuità (…) Tutto nel vasto impero appariva saldo e inamovibile ed al posto più alto stava il sovrano vegliardo; ma in caso di sua morte si sapeva (o si credeva di sapere) che un altro gli sarebbe succeduto senza che nulla si mutasse nell’ordine prestabilito. Nessuno credeva a guerre, a rivoluzioni e sconvolgimenti. Ogni atto radicale ed ogni violenza apparivano ormai impossibili nell’età della ragione» .
Il mondo di ieri è straordinariamente simile al nostro (ricco, soddisfatto, compiaciuto) ed è stato tragicamente travolto e cancellato dalla Grande Guerra e dalla tetra, ignobile affermazione dei totalitarismi. Può accadere di nuovo. Il libro, infatti, sembra scritto anche per noi, che vediamo svanire il nostro mondo di ieri (“un mondo che non c’è più, la cui immagine, giorno dopo giorno, sbiadisce un pò di più nel ricordo”, scrive Gentilini) e cominciamo a chiederci, sempre più inquieti, come sarà il mondo di domani.
Il fatto è che, sia nel mondo di ieri che in quello di oggi, il caos e la forza tendono a prevalere sulla norma: la giungla ricrescerà sempre, se glielo permettiamo. L’ordine liberale è tanto prezioso quanto precario. È un giardino che ha bisogno di cure costanti. Ma ce ne eravamo dimenticati. E siamo arrivati a considerare la pace, la sicurezza, la democrazia, il benessere di cui (noi europei in particolare) abbiamo goduto come se fossero «normali»: la conseguenza del progresso umano, dell’inevitabile evoluzione del genere umano. E abbiamo perso di vista quanto sia costata l’affermazione dell’ordine mondiale liberale (a guida americana), i mali a cui ci ha sottratto e ci sottrae, e «quale atto di sfida alla storia e persino alla natura umana» abbia rappresentato.
«Da quando la Russia di Putin ha iniziato la sua guerra di aggressione neo-imperiale contro l’Ucraina, niente è stato più lo stesso in Europa e oltre l’Europa. “Il mondo dopo non sarà più quello di prima”, ho detto nel Bundestag tedesco il 27 febbraio 2022», ha ricordato Olaf Scholz nel suo bel discorso di lunedì scorso. Ed anche per noi europei è venuto il momento di prendere atto che preservare quell’ordine liberale che ha garantito un periodo di pace, prosperità e libertà senza precedenti, comporta un costante coinvolgimento e un consistente esercizio del potere (per Kant, ha ricordato il cancelliere tedesco, ci sono condizioni politiche e giuridiche che promuovono e rendono possibile la pace tra gli Stati: la libertà e l’uguaglianza giuridicamente garantite di tutti i cittadini). Con tutto quel che la responsabilità di dare una legge al mondo comporta (budget militare, soldati, ecc.; senza, per giunta, lasciarsi andare alle tentazioni dell’imperialismo). Insomma, per usare le parole che il Papa ha rivolto in diverse occasioni ai giovani, bisogna alzarsi dal “divano-felicità”: quello sul quale ci si sente “comodi, tranquilli, sicuri”. E per far questo, oltre a ridurre la nostra distanza dal mondo, dovremo perdere il vizio di guardare ai problemi del pianeta attraverso le lenti delle nostre dispute interne. Non sarà facile.
Infatti, come scrive Christian Rocca, la campagna elettorale per le europee, si preannuncia «pessima», molti si riempiono la bocca di Liberazione e di Resistenza, ma quasi nessuno si occupa del fascismo russo, contemporaneo, reale, pericoloso e presente che incombe sul nostro continente. Eppure, «il fascismo reale della Russia minaccia il resto dell’Europa, pianifica di sabotare le elezioni nazionali e le istituzioni europee con azioni dirette e indirette di disinformazione e non solo, così come ha già fatto con la Brexit e con l’aiutino a Trump. La Russia occupa la Cecenia, la Bielorussia, parte dell’Ucraina, della Moldavia, della Georgia, della Siria, dell’Africa e la quasi totalità dei talk show politici della tv italiana. Invece di concentrarsi su questo, la campagna elettorale europea si interessa d’altro. Nessuno parla della commovente fiumana filo europea di Tbilisi di questi giorni, coraggiosamente in piazza per difendere la democrazia georgiana e il futuro europeo dall’imperialismo culturale e militare russo». Ma «la Georgia, come l’Ucraina, siamo noi». Perciò, conclude il direttore di Linkiesta.it, «Alle elezioni dell’8 e del 9 giugno, avrà senso prendere in considerazione soltanto i partiti, e i candidati, che parleranno del fascismo contemporaneo e della lotta di liberazione europea dei nostri fratelli resistenti ucraini e georgiani, anziché far finta di niente. Scrivete Ucraina e Georgia, non Giorgia» ( https://www.linkiesta.it/…/scrivete-georgia-non…/)

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