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Il Pd di Schlein: un futuro da scrivere

di Massimo Veltri
C’è bisogno di approfondirlo il fenomeno politico Schlein. Per molti versi sfugge la sua caratura ed è forse presto ancora per dare inizio alla valutazione del disegno politico di cui è portatrice. Presto fino a un certo punto, però, in quanto non è da oggi che si affaccia sulla scena pubblica e riveste una carica istituzionale in una regione che non è una regione qualsiasi, dopo aver calcato platee movimentiste di vario genere.
L’Emilia Romagna, è stato scritto, è un laboratorio formidabile, è da lì che provengono le novità politiche più rilevanti, è da lì che è partito Prodi che è stato indicato come mentore della segretaria del Pd.
E se qualcuno ha avanzato l’ipotesi, non è chiarissimo da cosa sia stata desunta, secondo la quale starebbe per nascere un nuovo Ulivo, in grado di mettere tutti insieme, da Renzi fino a Fratoianni, per fare opposizione prima e governare poi, più credibilmente c’è stato chi ha decretato il de profundis del Pd in quanto forza di governo.
Il punto è proprio questo: ammesso sia nelle sue corde, avrebbe senso schierare dietro una sola bandiera radicali e riformisti (li chiamo ancora così perché ha senso chiamarli così) da parte di Schlein?
E la mission, chiarire target e identità, come da talune parti è stato invocato come prioritario in qualche discussione precongressuale è argomento già dimenticato o secondario?
Il Pd di letta, e prima ancora quello di altri segretari hanno galleggiato sull’indeterminatezza dei ceti ai quali si rivolgevano, mai sciogliendo l’equivoco (forse per evitare si sciogliesse esso stesso), credendo di lucrare nella platea grande di una società liquida, ma si è visto alle urne quale tipo di prezzo hanno pagato. Liquida per quanto la di voglia, la società italiana contiene nel proprio interno interessi e aspettative, bisogni e speranze diversi che hanno bisogno d’esser rappresentati e guidati: sono conciliabili fra loro, c’è spazio per un partito ‘generalista’?
In campo energetico, fiscale, di politica estera, del lavoro, Schlein e il mondo politico e sociale che l’ha designata quale suo portabandiera hanno lasciato trapelare più di un indizio circa la loro agenda e le loro priorità: parlare di Ulivo parrebbe del tutto improprio.
E mentre si perdono per strada settori del mondo produttivo e professionale che potrebbero, con idonee politiche, far parte di uno schieramento progressista e riformista, quello classicamente proprio della sinistra preulivista, di quante percentuali accrescerebbe il consenso di Schlein, non c’è bisogno di due piuttosto che di una sola forza politica: una dalle caratteristiche con cui nacque il Pd originario, quello maggioritario del 35 per cento, e uno alla sua sinistra, dialoganti fra di loro?
A me pare che una riflessione seria e non propagandistica in tal senso vada fatta: il futuro non è ancora stato scritto.

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