LibertàEguale

Premesse e conseguenze dell’invasione dell’Ucraina

di Umberto Ranieri

 

A proposito della Nato

Molti sostengono che all’origine del conflitto tra Russia e Ucraina ci sia la responsabilità dell’Occidente che non avrebbe prestato una attenzione costante alle legittime preoccupazioni di Mosca dopo la radicale trasformazione degli equilibri internazionali in conseguenza del crollo dell’Unione sovietica e della riunificazione tedesca. Secondo un tale ragionamento la estensione della Nato ad Est fu un errore, una provocazione verso Mosca. Oggi ne pagheremmo le conseguenze. Proviamo a vedere come sono andate le cose. Nel 1999 Eltsin si dimette da presidente e indica nell’ex ufficiale del Kgb Vladimir Putin il suo successore. Pochi anni prima, nel 1997 a Parigi la Russia e la Nato firmavano un “Atto Fondativo “ in cui Mosca accettava la espansione dell’Alleanza atlantica, in cambio la Nato rinunciava al dispiegamento permanente di “forze da combattimento significative” e allo schieramento di armi nucleari in Europa orientale:  “Nato said it had no plans to station nuclear weapons in the new member state or send in the new permanent military forces”. Un impegno che la Nato ha mantenuto. Inoltre, occorre ricordare che gli Usa ritireranno un gran numero di soldati dall’Europa e i paesi europei ridurranno la spesa per la difesa.  Intanto in quegli anni la Russia entrava a far parte del G8, del Consiglio d’Europa, e si stabiliva un Joint Permanent Council con l’Alleanza atlantica.

 

La vicenda dei Balcani

Il contrasto con la Russia si manifestò sui  Balcani scossi dalle guerre etniche nella ex Jugoslavia.  In quella regione la Nato intervenne due volte. La prima per liberare Sarajevo da un assedio che strinse la città in una morsa mortale per circa quattro anni senza che la comunità internazionale riuscisse a far desistere i serbi da una condotta criminale.  Alla fine furono i jet della Nato a ricacciare indietro i serbi e ad aprire la strada che condusse alla pace di Dayton. Il secondo intervento della Nato fu per il Kosovo, una terra abitata per il 90% da una popolazione albanese ridotta con un vero e proprio apartheid a cittadini di serie B dalla Serbia di Milosevic. Il rischio che anche in Kosovo si ripetesse nella ignavia della comunità internazionale quanto accaduto in Bosnia, una guerra con 200mila morti, eccidi etnici e violenze, era forte. La Russia prese le parti di Milosevic e impedì, minacciando il veto, che fosse il Consiglio di sicurezza dell’Onu a incalzare Milosevic e eventualmente a promuovere la iniziativa militare. Toccò alla Nato.   

 

La minaccia terroristica

Le tensioni con Mosca non insorsero con la invasione dell’Afghanistan da parte degli Usa, in quel caso Mosca giocò la carta della disponibilità russa a cooperare con Washington per combattere la nuova minaccia terroristica e in parte coprire la sua guerra distruttrice in Cecenia cominciata nell’autunno del 1999 e segnata da massacri e crimini di guerra. Le tensioni insorsero dinanzi alla tentazione degli Stati Uniti, nella ricerca della sicurezza, di svincolarsi da quel reticolo multilaterale faticosamente costruito nel corso degli anni Novanta. La guerra in Iraq voluta da George Bush risulterà catastrofica per gli equilibri della regione e minerà la credibilità degli Usa.  E tuttavia, non metterà in discussione l’importante accordo tra la Nato e la Russia firmato a Pratica di Mare, nel maggio del 2002  quando sembrò che Mosca si orientasse alla cooperazione con un Occidente che riconosceva alla Russia il ruolo di partner nel teatro euroasiatico.

 

Le rivoluzioni colorate nei paesi post-sovietici

In realtà la Russia non abbandonerà la tentazione di definirsi “contro”, convinta fosse questa la via per guadagnare rispetto e status. Alla fine del 2007  sospese la sua partecipazione al trattato sulle forze armate convenzionali in Europa.  Ma a preoccupare la presidenza Putin saranno le “rivoluzioni colorate” che riguardano  il tema della promozione della democrazia e coinvolgono paesi post-sovietici. “Rivoluzioni colorate” attribuite alla influenza statunitense, come se i popoli non avessero una loro autonomia e fossero solo giocattoli in mano a potenze straniere. L’incubo che possano prendere corpo anche in Russia fenomeni di protesta e rivolta che sollevino il tema della democratizzazione non abbandonerà mai Putin e il gruppo dirigente politico e militare della Federazione russa. Con la violenza si reprimerà ogni contestazione e si soffocherà sul nascere qualsiasi malcontento. Nel novembre del 2006 viene uccisa a Mosca  Anna Politkovskaja, a Londra viene avvelenato Aleksandr Litvinenko.

 

Il vertice Nato di Bucarest

Ad aprile del 2008 al vertice della Nato a Bucarest nel comunicato finale si legge che “un giorno Georgia e Ucraina entreranno a far parte della Nato”. E’ un compromesso non vincolante, un modo per rimandare la questione senza indicare scadenze. Sarà tuttavia un errore che fornirà alla Russia un alibi. Ad agosto del 2008 la Russia interverrà in Georgia e sosterrà lo schieramento separatista della Ossezia del Sud e dell’Abkhazia. La guerra dura quattro giorni ma la Georgia perde il 20%del suo territorio.

 

Il dialogo di Obama con la Russia

Barack Obama eletto presidente degli Usa nel novembre del 2008, lavorerà alla ricerca di un nuovo punto di incontro tra Russia e Occidente. Si adopererà per un rilancio delle relazioni bilaterali. Abbandonerà i progetti di difesa missilistica in Polonia e nella repubblica Ceca, rimuovendo un fattore di tensione con il Cremlino. Al costo di subire critiche dei repubblicani e di settori democratici firmerà un nuovo accordo Start per la riduzione dei rispettivi arsenali nucleari, sosterrà l’ammissione della Russia nel Wto.

 

Obama l’ingenuo

Tornato alla presidenza dopo Medvedev nel marzo del 2012  Putin alzerà i toni della polemica con gli Stati Uniti: lo farà per ricostruire il consenso interno indebolito da manifestazioni popolari di denuncia di elezioni legislative segnate da brogli e prevaricazioni e da un dissenso contro lo stesso Putin che, forzando i termini della costituzione, si era candidato per un terzo mandato. Il regime adotterà una politica di aperta repressione. Il leader russo intensificherà una politica di riarmo, assumerà una posizione nella crisi siriana di sostegno al regime di Bashar al Assad. Le forze russe impegnate in Siria provocheranno vere e proprie catastrofi  umanitarie a cominciare dai bombardamenti che devasteranno Aleppo una delle più antiche città del mondo. I russi copriranno il dittatore  che aveva fatto ricorso alle armi chimiche. Quando i servizi statunitensi confermano che Assad ha utilizzato il gas sarin provocando centinaia di morti e Obama rifiuta di lanciare una operazione militare per punire il dittatore siriano, a Mosca il comportamento di Obama è letto come una ammissione di debolezza. Nel 2014 la Russia invaderà la Ucraina e con un atto clamoroso occuperà per poi annetterla la Crimea sostenendo le forze separatiste della Ucraina orientale. Obama che si era speso per rilanciare le relazioni tra Usa e Federazione russa  pagherà un prezzo in termini di immagine e autorevolezza. Sarà considerato un ingenuo per non aver inteso la natura aggressiva e spregiudicata della Russia putiniana. 

 

Dopo la Guerra Fredda: più sicurezza contro la Russia

La responsabilità etica fondamentale della storia e della politica è rammentare le cose effettivamente accadute. La fine dei regimi comunisti significò la cancellazione della divisione stabilita a Yalta e la integrazione di quella che fu l’Europa sequestrata, così la chiamò Kundera, nelle strutture europee. La grande questione, per paesi come la Polonia, l’Ungheria, la repubblica Ceca, l’Estonia, la Lettonia, la Lituania fu quella della loro sicurezza nell’era successiva alla guerra fredda. A chi sostiene che fu un errore la estensione della Nato ad Est va ricordata la drammatica esperienza vissuta da quelle nazioni nei 40 anni trascorsi sotto il dominio della Russia sovietica. Gravava sulla regione centro-orientale dell’Europa il peso di un passato drammatico che si proiettava nel presente, un passato che non poteva essere cancellato dalla memoria di quei popoli. La rivoluzione ungherese del ’56 stroncata dai carri armati sovietici. Il “socialismo dal volto umano” in Cecoslovacchia travolto dall’invasione degli eserciti del Patto di Varsavia nel 1968. La Polonia, sulla base del protocollo segreto aggiunto al trattato tra Urss e Germania nazista dell’agosto del 1939, divisa tra russi e tedeschi. Sarà Gorbaciov 50 anni dopo a riconoscere la responsabilità della Russia nella esecuzione di massa di 22000 prigionieri di guerra, in maggioranza giovani militari polacchi, a Katyn nel maggio del 1940. Estonia, Lettonia e Lituania, sempre sulla base dell’accordo tra russi e tedeschi, saranno invasi e trasformati in repubbliche della Unione sovietica. Poi toccò alla Romania costretta a cedere la Bessarabia che divenne la repubblica sovietica di Moldavia. Insomma, è del tutto comprensibile e per molti aspetti inevitabile che Nazioni che avevano patito soprusi e umiliazioni estreme a causa di regimi imposti dalla Russia, caduto l’impero sovietico avvertissero la esigenza di garantire la propria sicurezza avanzando la richiesta di adesione alla Nato. 

 

L’Ucraina è una nazione

E’ priva di fondamento l’affermazione di Putin svolta in uno dei suoi  grossolani interventi che la Ucraina non costituirebbe una nazione. Le prime sfide alla integrità imperiale della Russia si manifesteranno alla metà dell’Ottocento con le rivolte polacche e con la formazione di una autocoscienza nazionale autonoma ucraina. L’Ucraina fu parte essenziale, cercando disperatamente di difendere una propria identità, dell’impero sia zarista sia comunista. Agli inizi degli anni trenta Stalin decise di annientare i contadini ucraini che resistevano agli arbitri della “collettivizzazione forzata”. Giungerà la carestia che raggiungerà il suo apogeo in termini di vite umane nella primavera del 1933. A quella data saranno già morti milioni di persone nelle campagne ucraine. L’Ucraina, malgrado le sofferenze per la criminosa politica agraria staliniana, per la affinità etnica e culturale con la Russia avrebbe potuto mantenere con questa rapporti di buon vicinato se fosse stata rispettata la sua sovranità e integrità.

 

Crimea e Donbass

La verità è che Mosca trovò difficile accettare fin dal primo momento una Ucraina indipendente. Il pesante intervento russo con l’annessione della Crimea e il sostegno al separatismo nel Donbass, atti giuridicamente riprovevoli, inaspriranno i rapporti tra Mosca e Kiev. Poi l’arbitrio irrazionale: la invasione e la guerra. L’Ucraina aggredita senza una giustificazione, una guerra condotta dai russi senza il rispetto di alcuna regola. In realtà la prospettiva dell’ingresso della Ucraina nella Nato si era del tutto allontanata: le lacerazioni all’interno della Ucraina rendevano del tutto impraticabile una procedura di accesso. Per l’Ucraina era più realistico un processo di avvicinamento alla Unione europea ma anch’esso non era a portata di mano.

 

La contaminazione della democrazia

Non c’è alcun rischio che la Nato attacchi la Russia ma è probabile che le idee e i valori democratici europei indeboliscano la presa di Putin sul potere. Il vero problema in sostanza è la vulnerabilità della Russia di fronte alla contaminazione politica democratica. Difficile allo stato prevedere come finirà l’avventura in cui Putin ha cacciato la Russia. Probabilmente l’avventura, malgrado la sacrosanta lotta degli ucraini, si risolverà, al prezzo di vite umane e sofferenze, in una brutale annessione di territori ma condannerà la Russia all’isolamento, alla perdita di affidabilità e di prestigio, senza fornirle alcuna garanzia sul piano della sicurezza. Tutto questo oltre ad “aver creato una insanabile frattura tra due paesi slavi legati per secoli da complessi ma intensi rapporti”, come scriveva in un libro di straordinaria finezza Vittorio Strada, il grande studioso di letteratura e cultura russa

 

Un trauma che durerà per generazioni

Quali saranno per la Russia le conseguenze di questo conflitto insensato? Ha ragione chi ha sostenuto che la macchia della guerra in Ucraina segnerà la politica e la vita della Russia a lungo. La violenza inflitta all’Ucraina “è un trauma che durerà per generazioni”. Mosca proverà a irrobustire l’alleanza con la Cina. Le sanzioni accelereranno la strategia di avvicinamento e collaborazione con Pechino. Un accordo sulla base della convinzione che serva una alleanza per fronteggiare e sfidare l’Occidente e difendere il proprio regime. L’antiamericanismo e l’antioccidentalismo elevati a bandiera di una alleanza che si intende fondare sulla convinzione che “il pensiero liberale sia diventato obsoleto”. Prospettiva inquietante ma gravida di contraddizioni. Grottesca la campagna orchestrata da Putin contro il “nichilismo liberale” dell’Occidente così come pura propaganda la denuncia di una presunta “russofobia”del mondo occidentale. Sono pronti Stati Uniti ed Europa a raccogliere la sfida rafforzando l’alleanza atlantica, portando avanti la costruzione dell’Europa come un soggetto politico, lavorando alla costruzione di un nuovo ordine internazionale più giusto ed equilibrato?

 

Altro che resa, gli ucraini vogliono resistere

Un’ultima considerazione. Appare una manifestazione di viltà intellettuale sostenere che gli ucraini farebbero meglio ad arrendersi e il loro presidente Zelensky a mettersi in salvo, darsi per vinto. Farlo al più presto, perché resistere è inutile. Sostenere ciò vuol dire non aver compreso che il senso di identità nazionale ucraina è molto più forte dopo la indipendenza del 1991, che sono gli ucraini a resistere, a combattere, malgrado lo squilibrio delle forze in campo,  contro i tanks russi che hanno invaso la loro terra. Sono gli ucraini che non intendono arrendersi, che intendono in ogni modo possibile provare a fermare l’invasione. Non è retorica sostenere che lottano per tutti gli europei. Infliggere colpi all’armata di Mosca, rallentare la sua avanzata dimostra che Putin può essere ridimensionato nelle sue ambizioni. Forse a Mosca qualcuno capirà che è stata una avventura, un azzardo l’aggressione alla Ucraina, un grave errore strategico. Capirà che Putin ha sbagliato i calcoli, che una Ucraina russificata non esiste e che in Ucraina non ci sono Quisling né spazio e uomini per un governo fantoccio.

1 Commenti

  1. Gianni Piatti venerdì 18 Marzo 2022

    Umberto, ci voleva, finalmente! Gia

    Rispondi

Lascia un commento

L'indirizzo mail non verrà reso pubblico. I campi richiesti sono segnati con *