LibertàEguale

Ma eleggere Draghi non è una mortificazione del Parlamento

di Pietro Ichino

 

Eleggere l’attuale premier al Quirinale non è affatto una mortificazione del Parlamento e dei partiti, ma una scelta che ne esalta il ruolo, perfettamente adeguata alle esigenze del Paese nella situazione attuale

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Editoriale telegrafico pubblicato sul quotidiano 
Il Foglio, su sollecitazione del suo direttore Claudio Cerasa, il 24 gennaio 2022 – In argomento v. anche i miei due editoriali telegrafici pubblicati l’anno scorso rispettivamente il 25 ottobre, Perché per il Quirinale Draghi è la soluzione migliore, e l’8 novembre, Giorgetti non propone una riforma costituzionale surrettizia .

La preoccupazione che spedire Mario Draghi al Quirinale interrompa l’azione del Governo in un momento molto critico è comprensibile; ma è ampiamente controbilanciata dalla certezza di avere così per l’intero settennio un Capo dello Stato autorevolissimo nel Paese, a Bruxelles e in tutto il mondo. E un Capo dello Stato convintissimo della necessità di evitare ogni rallentamento sul PNRR: il quale dunque si guarderà bene dallo sciogliere il Parlamento e saprà indicare per la guida del Governo una persona nella quale la maggioranza che lo avrà eletto possa riconoscersi. Altro che mortificazione della politica: una scelta che più politica non si può.

A questa prospettiva si obietta che darebbe luogo a una forma di semi-presidenzialismo, dunque a uno strappo costituzionale. Ma proprio la Costituzione vigente si caratterizza per la possibilità di un ampliamento “a fisarmonica” del ruolo del Capo dello Stato, quando il normale meccanismo parlamentare si inceppi, oppure nelle situazioni – come l’attuale – nelle quali l’interesse superiore del Paese imponga una tregua fra gli schieramenti. Così, per esempio, negli anni a cavallo tra la XVI e la XVII legislatura abbiamo visto Giorgio Napolitano svolgere di fatto – con discrezione e in armonia con un’ampia maggioranza parlamentare – un ruolo di sostegno a Mario Monti nella guida politica del Governo di unità nazionale; e un ruolo incisivo di garanzia del rispetto degli obblighi internazionali del Paese ha svolto Sergio Mattarella nei primi due anni della legislatura attuale.

Per altro verso, l’alternativa qual è? La prospettiva assai incerta di riuscire a mantenere Draghi a Palazzo Chigi ancora per un anno. Poi un grande salto nel buio. Molto meglio, dunque, che la settimana prossima il Parlamento, collocandolo invece sul colle più alto, gli conferisca implicitamente anche il compito di garantire la continuità dell’azione dell’Esecutivo, soprattutto per conservare all’Italia il ruolo che si è conquistata nel corso dell’ultimo anno, di Paese-guida nella costruzione della nuova Unione Europea.

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