LibertàEguale

Meno carbone? Ok, ma servirà tanta energia elettrica

di Umberto Minopoli

 

Eni ed Enel. E l’energia. La transizione energetica sarà non solo il passaggio ad energie low carbon, ma anche ad un maggior consumo di elettricità. Si può realizzare questo obiettivo ricorrendo alle sole energie rinnovabili, intermittenti e limitate dall’alto consumo di suolo?

In Italia (e solo da noi) abbiamo due risposte diverse.

L’ad dell’Enel, il nostro maggiore ente “elettrico”, afferma di si. Il “tutto rinnovabili” sarebbe possibile grazie alle batterie di accumulo che renderebbero le reti di distribuzione operabili h24 anche senza sole e vento. In realtà queste batterie grandi e potenti, che superino i limiti, la durata limitata delle attuali batterie (al litio) più avanzate, non ci sono ancora e (se mai ci saranno) implicheranno riorganizzazioni costose e radicali della rete elettrica.

L’altra risposta è quella dell’Europa, dei paesi industrializzati e che, parole di Draghi e del ministro Cingolani: per elettrificare di più i nostri futuri consumi energetici non bastano le rinnovabili. E per stabilizzare le reti elettriche non bastano le batterie di accumulo. Occorre il ricorso a tutte le tecnologie (neutralità energetica) low carbon, ben oltre le sole rinnovabili (solare ed eolico). In Europa, ma è anche la strategia del nostro Eni, il maggiore ente “energetico” italiano.

Per aiutare, veramente, lo sviluppo delle rinnovabili intermittenti e fisicamente limitate (suolo, ore di funzionamento, impatti squlibranti sulle reti), occorrono due cose: il ricorso al gas come “energia di transizione”, decarbonizzandolo grazie alle tecnologie di cattura della CO2 (CCS); utilizzando il nuovo nucleare, quello di piccola taglia e facilmente dispiegabile degli smr (small reactors). Che dal 2026 (molto prima delle futuribili batterie di rete di cui parla Starace) sarà disponibile sul mercato.

Come si vede “due visioni” sulla transizione energetica. Ma la seconda è quella più realistica e confortante.

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