LibertàEguale

Né scuse, né vendette. Al Pd serve una strategia

di Umberto Minopoli

 

I militanti gridavano “unità, unità”. I dirigenti in piazza covavano la divisione. La loro ignavia è di aver impostato il dopo Renzi su due binari:

Così il Pd si spacca. E non per volontà di Renzi.

Se la ‘nuova maggioranza’ (sembra) del Pd impone un congresso di vendetta e restaurazione (tornare al prima di Renzi) il Pd è, definitivamente, finito. E andrebbe abbandonato.

La piazza di domenica dovrebbe servire all’opposto:

La piazza di domenica dice “opporsi si può”. Il dovere del Pd sarebbe smetterla con le vendette e le conte su Renzi, liquidare un congresso ridotto a Primarie per chiudere con Renzi e passare alla politica. Ma qui emerge il nodo: il Pd più che su Renzi è diviso sulla politica. Liquidare Renzi è solo una copertura che serve solo a burocrati, mediocri e inconsistenti, per gonfiare ambizioni di leadership o a dorotei in sonno per tornare alle manovre ministeriali da Prima Repubblica.

La vera divisione è, invece, politica e strategica. E’ bene lo sappiano i militanti che invocano “unità”. E ruota su una domanda: “il Pd vuole fare opposizione effettiva a questo governo?” Se lo chiede con chiarezza un lucido e convincente editoriale di Angelo Panebianco.

Opposizione effettiva significherebbe:

1. smetterla con ogni illusione di dialogo con il M5S. E non per la loro subalternità a Salvini (come ha detto noiosamente il Pd sino ad ora), ma perché sono loro – e la loro piattaforma assistenzialistica e distruttiva dell’economia – il vero motore del disastro populista;

2. fare appello ad allargare l’opposizione, ben oltre i confini del Pd;

3. cominciare a delineare un’alternativa al governo, con nuove alleanze.

C’è un centrodestra (dentro e fuori Forza Italia) che non vuole finire in braccio a Salvini. E’ fatto non solo di politici forzisti ma di imprenditori, artigiani, professionisti, cittadini ed elettori (specie al Nord) delusi del governo e impauriti dal cedimento di Salvini all’assistenzialismo e all’avventurismo dei 5 Stelle.

E’ qui che va allargato il Pd: ad una nuova coalizione, rivolta a tutta l’opposizione possibile. Altro che riunire il piccolo e confuso centrosinistra. Dove dominano, su tutto, l’ubriacatura ideologica per il movimentismo dei Cinquestelle e la retorica contro la destra: anche quella liberale e di opposizione.

E’ ad un altro mondo che occorre fare appello. Non a LeU e ai fuoriusciti. Ai militanti va detta la verità: se volete un partito unito dovete liberarlo da questa mostruosità politica, dal fantasma del dialogo con i Cinquestelle e dalla resa ai confini ristretti e perdenti del centrosinistra. Confrontiamoci sulla politica non sui nomi per il segretario.

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