LibertàEguale

Predappio e l’illusione della sinistra

PREDAPPIO, ITALY - OCTOBER 30: Fascists holding an Italian flag in Piazza S.Antonio on October 30, 2022 in Predappio, Italy. Italy, known as the birthplace of fascist ideology, marks the centenary of the March of Rome in Predappio - the town where Benito Mussolini was born and buried - weeks after the political far-right was voted into power during general elections. (Photo by Francesca Volpi/Getty Images)

di Umberto Minopoli

 

Predappio. La sinistra dovrebbe liberarsi dall’illusione e dalla falsa aspettativa che la Meloni si faccia incastrare sul tema del fascismo. Sarebbe un’attesa vana, inutile e frustrante. Ancor più se si istituiscono paragoni impossibili e autolesionisti tra manifestazioni, illegali e pericolose (e gravide di reati), come un rave party e la marcia dei nostalgici di Predappio.

Molti, a sinistra, ritengono che la legge italiana consideri reato “l’apologia di fascismo”, inteso, anche, come propaganda ed esibizione di simboli e manifestazioni esteriori. Purtroppo, non è così.

Le sentenze su questo tema sono molto controverse. In generale si tende, da parte dei tribunali, ad affermare una distinzione: il reato di apologia viene ristretto alla fattispecie “organizzativa” , della dichiarata e manifesta “ricostituzione del disciolto partito fascista”. Quindi, non alla propaganda ed esibizione dei suoi simboli o aspetti esteriori.

E ciò per evitare una possibile contraddizione tra il principio sacrosanto del divieto di ogni ritorno del “partito fascista” e quello, altrettanto costituzionale, della “libertà di opinione”. Il reato di apologia è stato così ristretto, nelle sentenze, a quello “organizzativo”: è fuorilegge la “ricostituzione del disciolto partito fascista”. Per questo le consuete Predappio non sono state perseguite da alcun governo in questi anni.

Non è una linea chiara. La propaganda razzista e fascista ha assunto, più volte, forme organizzate di “partito”. Ci sono organizzazioni neo-fasciste violente e razziste che evitando, nel nome, il riferimento al disciolto PNF, non vengono sciolte. Neanche dopo l’assalto alla Cgil.

Il senatore Fiano del Pd ha tentato, invano, di promuovere una legge che estendesse l’apologia anche alla propaganda “organizzata” ed eliminasse le ambiguità sul nominalismo (il disciolto PNF). Non ci è riuscito.

Ma il suo tentativo dimostra che la legge italiana distingue, sul reato di “apologia”, tra le manifestazioni tipo Predappio e il reato di ricostituzione del PNF. Magari, in forme nuove e originali (per esempio ponendo al centro la “violenza e il razzismo”) quella di Fiano potrebbe, un giorno, diventare una decisione bipartisan.

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