LibertàEguale

Primarie, il Pd deve tornare ad essere attrattivo

di Danilo Di Matteo

Aimance è un vocabolo francese che, stando ai dizionari, indica “un modo di amare proprio del bambino che cerca di catturare, asservire l’oggetto amato”. Il filosofo e scrittore Jacques Derrida (1930-2004), dal canto suo, molto contribuisce a cogliere e, insieme, a donare un senso e un significato al termine, grazie soprattutto al confronto con il suo amico e poeta-pensatore Abdelkebir Khatibi. E non è un caso che Derrida se ne occupi nel libro Politiche dell’amicizia.

Aimance è “attrazione”, volta a catturare e asservire l’oggetto amato, d’accordo; finendone tuttavia anche catturati, sedotti. Un nesso sottile e profondo, io credo, lega la “seduzione”, appunto, all’aimance. Anche perché l’aimance è una sorta di termine medio che funge da ponte tra l’amore o l’amicizia e ciò che non è (o non è ancora) amore o amicizia, e tra chi ama o prova un sentimento di amicizia e “l’oggetto” dell’amicizia e dell’amore e, dunque, tra attività e passività. Si può provare attrazione per qualcuno o qualcosa pur non amandolo (o senza percepirlo come amico); e colui o colei che prova attrazione è un soggetto attivo, ma, nello stesso tempo, subisce fortemente il richiamo dell’“oggetto”.

Trasponendo ciò nella competizione delle primarie dem – ecco la mia impressione-suggestione –, occorrerebbe forse trasformare le derive correntizie e personali che da anni, da sempre travagliano il Pd in aimance, appunto. L’aimance al posto delle “cordate di amici”, aimance verso l’uno o l’altro dei due protagonisti della contesa al posto dell’odio nei confronti del rivale o della rivale, aimance verso il Pd stesso.

Da inoculatori di veleno potremmo, cioè, provare a porci come soggetti-oggetti di “attrazione”.

E se in tal modo riuscissimo a “sedurre” meglio i cittadini in occasione delle prove elettorali?

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