LibertàEguale

Rousseau o non Rousseau? Non è questo il problema…

di Carlo Fusaro

 

Ancora non sappiamo se la crisi farà oggi passi avanti, certo è che le opposte tifoserie sono scatenate. Ma si può capire: il passaggio è cruciale e singolare, sicché opinioni opposte stavolta son del tutto comprensibili, anche nello stesso partito.

 

“Calma e gesso”

Io continuo a ripetere “calma e gesso”, perché le cose andranno ancora un po’ per le lunghe. E’ sempre stata tranne pochi anni felici (per questo, non per altro) la democrazia parlamentare italiana; è diventata la democrazia parlamentare in tutta Europa. I belgi han votato per le politiche con le europee e il governo nuovo nemmeno si profila. I tedeschi l’ultima volta ci han messo sette mesi. Gli spagnoli sono in crisi permanente da 6 anni. Del Regno Unito inutile dire, siamo di fronte a colpi terribili al parlamentarismo.

Ecco perché stiamo pure al gioco (“fare presto”) ma insomma non mi agiterei tanto, meglio fare le cose per bene. Davvero. O decidere di non farle se non si riesce a farle per bene. Tranne che i tifosi scatenati, non di un partito ma di una strategia del partito cui sono vicini, tutti dovremmo convenire che è lecito avere opinioni diverse. La ricetta in tasca non ce l’ha nessuno.

[Qualcuno credeva di averla per garantire al paese una marcia in più, ma non siamo riusciti a farci credere al punto da rovesciare le interessate prese di posizione dei partitanti di ogni tipo (il 4 dicembre 2016). Quindi tutto nasce in Parlamento, tutto muore in Parlamento, tutto rinasce in Parlamento: e Parlamento vuol dire gruppi dirigenti di partito.]

 

Il referendum sulla piattaforma Rousseau

Lo psicodramma delle ultime ore è il referendum sull’accordo sulla piattaforma Rousseau.
Chiaro che Di Maio (e altri) ci gioca sopra anche a fini negoziali. E per tenersi una carta di riserva.

Ma francamente menare scandalo a me pare poco serio. Sia chiaro: io considero il M5S la formazione meno trasparente della storia politica italiana; e denuncio come il M5S altro non sia che lo spin off politico di un’azienda informatica. E la piattaforma Rousseau è controllata da una Fondazione che a sua volta è in mano al medesimo signore che per meriti ereditari è alla testa della Casaleggio Associati.

Ciò detto se uno tratta con Di Maio e col M5S non può poi sorprendersi se Davide Casaleggio ha voce in capitolo, se Grillo risuscita dal mutismo dell’ultimo anno e mezzo e se, come han fatto tutte le volte che la dirigenza l’ha ritenuto utile, ora pensano di sottoporre l’accordo ipotetico a referendum degli iscritti (cioè alla piattaforma).

Sarebbe peraltro ipocrita sostenere che le altre forze politiche (in Italia e non solo, ma specie da noi: v. Forza Italia per tutti, ma anche i partiti della c.d. I Repubblica) sono stati e sono modelli di trasparente democrazia interna. Fanno forse eccezione le primarie, ma sono altra cosa.

 

Il voto tra gli iscritti

E del resto il referendum fra gli iscritti o il voto fra iscritti è usato altrove: la Spd sottopose l’ultima Grosse Koalition a referendum, e tutti ne attesero l’esito. A Londra guida il paese (“contro la volontà del popolo inglese”? ma da loro funziona così) un signore eletto solo dagli iscritti del suo partito e ora ne minaccia di cotte e di crude.

Capisco che il presidente della Repubblica vorrebbe poter contare al 100% su quel che gli dicono le delegazioni; ma anche per gli altri partiti la certezza assoluta che seguiranno le intenzioni come falangi macedoni non c’è (e non c’è mai stata)!

Non è leso presidente dire: voglio sentire la mia base (la loro, per come loro la concepiscono).

Soprattutto perché ora si tratta di manifestare intenzioni di massima, in vista di un incarico serio. Quando questo incarico ci sarà (Conte pare), sarà l’incaricato a menare le danze e a rimettersi – dopo il negoziato finale su contenuti e nomi – alle decisioni degli organi di partito e dei gruppi parlamentari.

Non a caso, come sempre, accetterà con riserva (di rinuncia): ed è successo mille volte. Nulla esclude che Rousseau o non Rousseau il negoziato vada male e Conte debba rinunciare. Dopo di che la crisi tornerà nelle mani del presidente Mattarella.

Tutto qui.

Non facciamo, per piacere, le vergini insidiate.

Dico di più: se anche il PD trovasse un modo di sentire rapidamente la sua base non sarebbe un’idea balzana né cattiva. Pensiamo al programma per piacere, che è la cosa che dovrebbe contare davvero.

 

P.S. Di democrazia rappresentativa e democrazia diretta o partecipata parliamo un’altra volta. Non è il caso di discettare sempre dei massimi sistemi.

1 Commenti

  1. Roberto Petrini venerdì 30 Agosto 2019

    Sono molto d’accordo,un ragionamento equilibrato da persona che conosce il mondo sentire la base è un dovere di ogni forza politica, questo strano movimento ha le sue regole e cerca di rispettarle.

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