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Troppa enfasi sulla sommossa di Washington. Ma Biden è quello che serve

di Pasquale Pasquino

 

Quello che abbiamo visto mercoledì sui nostri schermi grazie alle immagini trasmesse dai media non è stato l’inizio di una guerra civile e nemmeno un colpo di stato, ma piuttosto un tumulto, un evento certo molto triste per l’America e anche per l’Occidente, ma del quale non c’è ragione di esaltare l’importanza, se non vogliamo dar credito agli attori della sommossa e al loro mandante, Donald Trump.

Costui ha subito la sconfitta definitiva del tentativo di restare alla Casa Bianca, quella sconfitta che con tutti i mezzi ha cercato di evitare, fino a pochi giorni fa, quando minacciava e implorava le pubbliche autorità della Georgia di “trovargli i voti” per rovesciare i risultati in quello stato dell’Unione; lo stato del profondo Sud dove gli elettori per tutta risposta, dopo numerosi decenni di maggioranze Repubblicane, hanno eletto al Senato due rappresentanti Democratici.

Malgrado la sommossa, il Congresso ha ripreso i suoi lavori concludendoli all’alba del giovedì con la certificazione finale della vittoria di Joe Biden alla Casa Bianca.

Biden, grazie al breve discorso che ha pronunciato nel corso dei tumulti dinanzi e dentro il Campidoglio, la sede delle due Camere del Congresso, è apparso come il vero Presidente in funzione degli Stati Uniti. E Trump ha dovuto obbedire alla sua ingiunzione e prendere a sua volta la parola per spingere i suoi a porre fine alla sommossa.

Poco prima dell’inizio di questa, tredici senatori Repubblicani sembravano decisi a sostenere Trump e le sue pretestuose e vane tesi circa l’esistenza di una massiccia frode elettorale. Alla fine della sommossa i trumpisti sono rimasti prima sei e poi sette nei due voti che hanno avuto luogo alla Camera alta.

Durante i dibattiti l’intervento del leader del gruppo Repubblicano Mitch McConnell ha testimoniato la fedeltà della larga maggioranza dei senatori del suo campo – 43 su 50 – alle regole della democrazia elettorale. Né si può sottovalutare l’importanza della presa di posizione di McConnell fino a poco tempo fa alleato di Trump, il quale ha dovuto pensare che la scelta estremista e complottista del megalomane occupante la Casa Bianca andava contro gli interessi della parte conservatrice ma democratica del paese.

È probabilmente falso pretendere che i 74 milioni di elettori di Trump siano dei fanatici e sostenitori in blocco delle fandonie dell’ex palazzinaro newyorkese. Tale tesi fino a chiara prova del contrario è un cedimento alle opinioni degli estremisti. Essa oltretutto dimentica che molti cosiddetti indipendenti – elettori non chiaramente schierati, ma che certamente possono essere considerati moderati – hanno contribuito in buona parte, una parte necessaria per vincere le presidenziali, all’elettorato di Trump e che certamente moltissimi di costoro, come molti conservatori tradizionali non sono complottisti e fautori di sommosse.

Certo vi sono nella società americana di oggi estremisti come ce ne sono peraltro sempre stati. Il razzismo nei confronti degli African-Americans ha una lunga tradizione che non è del tutto spenta. L’America che con l’Unione sovietica aveva salvato l’Europa dal Nazismo ha conosciuto dopo la guerra gli eccessi del Maccartismo, la violenza contro i militanti per i Civil rights, l’assassinio di Martin Luther King e di John e Robert Kennedy. La violenza che pure è diminuita negli ultimi decenni resta una costante della vita americana.

Mercoledì per fortuna si è contata una sola vittima durante tutto l’assalto al Campidoglio. Di tre altri morti distanti dal luogo della sommossa non si conoscono ancora le cause della morte.

È necessario evitare ad ogni costo e da tutte le parti la retorica dell’esagerazione alla quale troppo facilmente si indulge. La giornata di mercoledì 6 gennaio 2021 resta come una macchia nella storia degli Stati Uniti. Essa è però anche quella della fine senza appello di una presidenza che ha gettato discredito e ha finito per infangare la più antica democrazia del pianeta.

Joe Biden ha ora ancora di più il compito difficile di ristabilire la dignità e come ha detto nel suo discorso durante la sommossa la decency del governo del suo paese.

Il comportamento impeccabile da lui tenuto durante tutta questa infelice e difficile transizione e le sue parole di mercoledì permettono di pensare che egli possegga le qualità politiche e umane per affrontare tale compito. Questo è quello che tutti dobbiamo augurare all’America.

1 Commenti

  1. Enrico Morando venerdì 8 Gennaio 2021

    Al di là delle intenzioni, temo che questo articolo possa essere interpretato come una minimizzazione di ciò che è accaduto. In particolare, mi sembra ignori il punto essenziale: Trump può restare ancora per giorni Presidente.

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