di Danilo Di Matteo
Il vocabolo “storia” fa spesso pensare a qualcosa di rancido, ammuffito, alla naftalina. Invece ciò che i più provano dinanzi alla malattia di papa Francesco è un diverso senso della storia; si tratta di una vicenda di vita, di sofferenza, di dolore e di speranza che, al tempo stesso, ha una portata storica. Si respirano, insieme, la vita e la storia. Come direbbe il filosofo Biagio de Giovanni, si tratta di uno di quegli eventi mediante i quali la storia si ricongiunge alla vita.
Ciascuno di noi è vulnerabile. Non solo: siamo tutte e tutti, contemporaneamente, agenti morali e pazienti morali. E in momenti diversi dell’esistenza prevale il nostro subire passivamente il disagio e la malattia o il nostro porci fattivamente verso gli altri e il mondo. Il vescovo di Roma, poi, è la dimostrazione in carne e ossa di come si possa essere reattivi e proattivi pur nel dolore e nelle limitazioni fisiche. Dinanzi al suo esempio, e al suo coraggio, gli atteggiamenti e le posizioni dei potenti della terra, pur legati a scelte e decisioni cruciali, paiono cronaca da ultima pagina.
Ecco, da una parte la vita e la storia – Francesco –, dall’altra i fatterelli, le bassezze, la prepotenza, la mediocrità umana. Mediocrità risibile, se non fosse per i suoi risvolti tragici.
Non è, dunque, tanto questione di “sacro” e di “profano”: nulla è inviolabile, separato, disincarnato. Le nostre vicende, come le vicende delle fedi e delle chiese, sono radicate nel mondo, anche quando sono protese verso l’Altro o l’altrove, e si dipanano nella dimensione della laicità, dei popoli, dell’umanità. Anzi, come ci ricorda Emmanuel Levinas, l’Altro fa irruzione nella vita dei singoli e delle società con il volto di una bambina, di un profugo, di un carcerato, di un animale mutilato, di un fiore che spunta dalle macerie.
È, piuttosto, questione di nobiltà d’animo, di generosità, di dignità. Quante volte il papa si è rivolto a tutti e tutte noi chiedendo una preghiera per lui! Forse è giunto il momento, per chi non l’avesse già fatto, di accogliere la sua esortazione.
Psichiatra, psicoterapeuta e studioso di filosofia con la passione per la politica. Si iscrisse alla Fgci pensando che il Pci fosse già socialdemocratico, rimanendo poi sempre eretico e allineato. Collabora con diversi periodici. Ha scritto “L’esilio della parola”. Il tema del silenzio nel pensiero di André Neher (Mimesis 2020), Psicosi, libertà e pensiero (Manni 2021), Quale faro per la sinistra? La sinistra italiana tra XX e XXI secolo (Guida 2022), le raccolte poetiche Nescio. Non so (Helicon 2024) e Ombre dell’infinito, figure del Sublime. “Voce di silenzio sottile” (Helicon 2024). È uno degli autori di Poesia e Filosofia. I domini contesi (a cura di Stefano Iori e Rosa Pierno, Gilgamesh 2021) e di Per un nuovo universalismo. L’apporto della religiosità alla cultura laica (a cura di Andrea Billau, Castelvecchi 2023).